Alice Castello

Il paese di Alice Castello è adagiato in una conca fra due colline ( Bric delle Massocche e Bric della Vigna), che lo circondano verso ovest e verso nord. Da sud-ovest a nord fa corona la catena delle Alpi, tra cui si distinguono, bellissime, le cime del Monviso a sud-ovest e del Monte Rosa a nord, mentre a sud est si stagliano all'orizzonte le colline del Po.


Le origini

Nei documenti che risalgano a prima del 1500 il paese viene sempre denominato Alice senza alcuna aggiunta. Dalla seconda metà del 1500 si incomincia a trovare, ma non sempre, Alice Vercellese. Più tardi compare sovente il nome di Alice Inferiore (Alix Inferior), per distinguerlo da Alice Superiore, comune del Canavese e altra parrocchia della diocesi d'Ivrea. La denominazione Alice Castello è stata fissata con Regio Decreto del 14 dicembre 1862 e, pertanto, risale a tale data. Aggiungendo la parola "Castello" si è voluto ricordare, oltre che al castello attuale, caratteristica precipua del paesaggio alicese, anche l'antica gloria feudale.

Le origini di Alice sono molto antiche: presumibilmente esisteva in questi luoghi un centro abitato già oltre duemila anni fa. Ma popolazioni molto primitive fissarono la loro dimora nel nostro territorio in epoche assai più remote; lo confermano gli oggetti e i resti di palafitte ritrovate recentemente lungo le sponde del lago di Viverone. 

Verso il 1400 a.C. giunsero dalla lontana Libia delle popolazioni che, per essere state sconfitte e scacciate dalla loro terra, erano in cerca di una nuova patria. Un gruppo libici si stanziò nel Vercellese e, secondo alcuni storici, da essi si staccarono gli Ittumuli o Ittimuli che abitavano la zona compresa tra Santhià, il Canavese, il Biellese e il torrente Elvo. Alcuni storici fanno invece derivare gli Ittimuli dagli antichi Liguri che dai paesi costieri si spinsero nel Piemonte fin oltre il Po. Più volte il territorio fu invaso dai Celti o Galli che venivano dalle Alpi e più precisamente dalla tribù celtica dei Salluvi o Salassi, fieri apligiani stanziati nei monti biellesi e valdostani.

Dall'Italia centrale verso il 1000 a.C. vennero invece gli Etruschi che si fermarono poco tempo nel nostro territorio, ma che lasciarono l'impronta della loro civiltà già molto evoluta nei confronti di quella degli altri popoli del tempo.Pare infatti che il nome stesso del paese derivi dall'etrusco "Alexus", latinizzatosi poi in Alex, Alice.

Nel 232 a.C. il console romano MARCO CLAUDIO MARCELLO vinse gli Ittimuli e li soggiogò; nel 34 vennero domati anche i Salassi per opera di Terenzio Varrone. Le popolazioni vennero poi tutte ammesse alla cittadinanza romana e si ebbe un periodo di pace duratura accompagnata da grande prosperità. Nell'epoca romana esisteva una grande arteria che univa Vercelli a Ivrea e si collegava alla via delle Gallie che attraverso i passi del Grande e Piccolo San Bernardo, conduceva rispettivamente in Svizzera e in Francia. Ancora oggi la strada provinciale Santhià-Alice è in buona parte costruita sull'antica via romana.

Beni culturali

Il palazzo che noi chiamiamo comunemente " il Castello ", non è effettivamente quello di cui si parla negli atti antichi del quale, purtroppo, non rimane più nulla se non il muraglione esterno. L'attuale costruzione e un grande edificio posto sui lati nord e nord-ovest del poggio centrale del paese. Al piano superiore, dalla quale si accede tramite scale di pietra, ha stanze enormi con ampie finestre da cui si può godere di una bella vista delle Alpi. Le decorazioni delle volte facevano presupporre che fosse stata una abitazione signorile. Anche le pareti erano finemente dipinte. Erano......, oggi sono state ricoperte da diversi strati di tinte in più riprese. Sopra l'architrave di una porta era affiorato un affresco, si pensa di S. Andrea. Vi si conservava una piccola cappella con relativo altare nella quale era possibile celebrare messa. Dietro l'altare era appeso un dipinto raffigurante la Madonna Immacolata. Un lungo e ampio corridoio, posto sopra il portico sul lato antistante la piazza della chiesa, rende comodo l'accesso alle camere. Sulla lunga parte esterna curvilinea che si affaccia sul paese si notano, delle belle finestre a forma di fiore corrispondenti ai locali del solaio. Non è stato trovato nessun documento che parli della costruzione di questo palazzo, ne vi sono date incise o dipinte su parti dell'edificio, eccetto su una cisterna d'acqua piovana, posta nel giardino, sul coperchio della quale si legge 1750. Tuttavia lo stile dell'edificio fa pensare di più al secolo XVII. Negli antichi atti si trova spesso la denominazione di " casa dell'Abbazia " e tale edificio risulta coesistente al Castello Medioevale.

Con l'incameramento dei beni degli ordini religiosi, ovvero sotto la denominazione napoleonica verso il 1800, il " castello fu ceduto al barone francese Domenico Du Port. Non si sa ancora bene come questo signore fosse capitato da noi, ma si presuppone al seguito dell'esercito napoleonico, o come ufficiale, o come funzionario statale. Alla sua morte lasciò le proprietà al figlio Camillo che ne risultava ancora proprietario nel 1864.



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