Centri storici

Albiano d'Ivrea

Albiano d'Ivrea è un Comune di circa 1700 abitanti, fa parte della Città Metropolitana di Torino ed è situato circa 53 chilometri a nord-est dal capoluogo, percorribili velocemente su autostrada

Leggi tutto

Alice Castello

Il paese di Alice Castello è adagiato in una conca fra due colline ( Bric delle Massocche e Bric della Vigna), che lo circondano verso ovest e verso nord. Da sud-ovest a nord fa corona la catena delle Alpi, tra cui si distinguono, bellissime, le cime del Monviso a sud-ovest e del Monte Rosa a nord, mentre a sud est si stagliano all'orizzonte le colline del Po.

Leggi tutto

Carisio

L' origine romana del paese, che sorge nella pianura a destra del torrente Elvo, è comprovata dall'etimologia del nome, che deriva da Carisius, nome gentilizio romano, e anche dal rinvenimento d'una tomba di epoca romana. Nel Medioevo fece parte del comitato di Vercelli e il feudo appartenne ai de Carisio.

Leggi tutto

Cavaglià

Il territorio di Cavaglià, per lo più pianeggiante, si estende ai piedi della collina morenica della Serra, che separa Biella da Ivrea ed è la più lunga collina morenica d’Europa; tra la zona più alta e quella più bassa del Comune si contano circa m. 250 di dislivello. Il paese sorge in un'area popolata sin dall’antichità; i celti diedero nome a diverse regioni intorno all'abitato principale.

Leggi tutto

Cerrione

Cerrione avanti il Mille faceva parte del Comitato di Vercelli.
Successivamente, nel 1014 si apprende che il Consortile di Cerrione apparteneva a Giuberto conte di Pombia in comproprietà con i signori di Cerrione (non Avogadro, ma discendenti dei Pombia), i signori de Area, i signori di Magnano ed i signori de Araco.

Leggi tutto

Cossano Canavese

Il toponimo deriva dal nome latino di persona Cottius con l'aggiunta del suffisso -anus e della specifica Canavese per distinguerlo da altri con lo stesso nome (Cossano Belbo)

Leggi tutto

Dorzano

Adagiato tra i confini occidentali della Pianura Padana e le ultime propaggini sud-orientali della collina della Serra d'Ivrea sul lato biellese, Dorzano si trova ai confini orientali della Riserva naturale della Bessa. È posto tra i comuni di Cavaglià e Salussola. Confina a sud con Cavaglià, a ovest con Roppolo, a nord con Salussola e a ovest con Carisio.

Leggi tutto

Magnano

Magnano appartiene alla Comunità Montana Alta Valle Elvo e alla Riserva della Bessa. Confina a nord con i Comuni di Torrazzo, Zubiena e Cerrione; a ovest e a sud confina con la Provincia di Torino, attraverso i Comuni di Palazzo, Bollengo e Piverone. Tutto il territorio comprende altre località e cascine sparse, le cui più importanti sono San Sudario, Bose, Broglina, Tamagno, Piletta, Molino del Ghé, Carrera, Lucento.

L’odierno abitato di Magnano sorge ai piedi di un’altura che ospita il ricetto medievale, ma il suo primo nucleo doveva già esistere, quanto meno dall’XI secolo più ad est, nell’avvallamento dove è tuttora situata la chiesa romanica di San Secondo, costruita appunto intorno all’anno 1000. Non si hanno testimonianze scritte sulle origini più remote del borgo, ma dai toponimi (come Bose, bosa, cioè pozza d’acqua in celtico) e dalla presenza della vicina Victimula, famosa per l’estrazione delle sabbie aurifere, non è da escludere una presenza sul territorio magnanese di popolazioni di Liguri e, successivamente, di tribù galliche.

Situato, dunque, sul versante biellese della Serra Morenica più grande d'Europa, il piccolo centro di Magnano ebbe sin dal Medioevo un ruolo strategico nelle rivalità tra i potentati di Vercelli e i signori che esercitavano il controllo sul vicino Canavese. Il paese è citato sin dal 1165 tra i possedimenti appartenenti agli Avogadro di Cerrione; l’anno seguente alcuni calderai di Magnano compaiono in un dettagliato contratto stipulato con i canonici di Sant’Eusebio di Vercelli per la fornitura di pentolame. Nel 1200, Magnano è citata nell’arbitrato di pace tra il Comune di Vercelli e il Marchese di Monferrato; nel 1204 un Console di Magnano e due deputati, a nome «omnium vicinorum suorum, atque totius comunitatis eiusdem loci» donano al Comune di Vercelli dei terreni della «vaccarizza», acquistati in parte dai signori di Magnano, impegnandosi a trasferirvi le loro case e ad acquistare casa a Vercelli, onde ottenerne la cittadinanza. Nel febbraio 1205, il Comune di Vercelli accetta la donazione e reinveste i consoli di Magnano dei beni acquisiti; il nuovo borgo riceve il nome di Borgo Petro e viene elevato a Borgo Franco con vari privilegi. Con un atto successivo, si ordina agli abitanti di Magnano di trasferirsi nel nuovo borgo, a cui presidio viene eretto il ricetto, dotato di mura e di due torri a sua difesa. Di tali torri, ne sopravvisse una sola, la torre-porta adibita poi a campanile e che tuttora rappresenta uno degli emblemi del paese. Nel XV secolo, il borgo seguì le stesse sorti di Zimone, con la cessione agli Avogadro, in un primo tempo, e al Ducato di Savoia successivamente, per poi finire sotto il controllo dei signori Dal Pozzo nel 1561. Circa sessant’anni dopo, gli Avogadro riacquistarono il solo territorio di Magnano, e lo amministrarono fino al XIX secolo.

Agli inizi del XVI secolo, San Secondo perde definitivamente le funzioni di chiesa parrocchiale in favore della nuova chiesa dei SS. Secondo e Biagio, posta ai piedi del ricetto, il processo di spostamento dell’abitato può dirsi finalmente compiuto. Nel XVII secolo la popolazione aumentò costantemente fino a superare i mille abitanti nel 1661. Questo incremento demografico rese necessario la costruzione dell’attuale parrocchiale dedicata ai SS. Giovanni Battista e Secondo, in sostituzione della precedente, ormai troppo piccola.

I Magnanesi si sono sempre sostenuti con l'agricoltura o praticando alcuni lavori artigianali: magnani (fabbri), da cui forse ebbe origine il toponimo del paese, vasai (in particolare, nella frazione di Carrera) favoriti dalla presenza in loco di una terra adatta alla fabbricazione di stoviglie e, in epoca più recente, carpentieri e muratori.

Nell’agricoltura, una menzione speciale merita la coltivazione della patata, introdotta a fatica tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quale nuova coltura sulla Serra, probabilmente a seguito dei contatti commerciali con la Valle d’Aosta. Verso la metà dell’Ottocento, la patata entra però a pieno titolo tra le principali attività agricole del territorio magnanese. Le caratteristiche morfologiche e idrogeologiche della zona consentono non solo la coltivazione della patata ma possono spiegare, altresì, lo sviluppo della comunità di Magnano, come uno dei centri di aggregazione più importanti della Serra, che contava circa duemila abitanti nei primi del Novecento (Cfr. Giuseppe Quaglino, La valle dei Mulini, di cui infra). Il terreno, grazie ai depositi fuvioglaciali caratterizzati da sedimenti in prevalenza sabbiosi, garantiscono un buon drenaggio e, quindi, una sede adatta all’agricoltura, soprattutto alla coltura dei tuberi. La presenza di falde freatiche e la conformazione stessa del terreno hanno favorito anche lo sviluppo di mulini, che lavorarono a pieno regime sino al Novecento.

Un tempo il bosco, che attualmente ricopre la maggioranza del territorio, era molto meno presente: da un censimento del ministero dell'agricoltura del 1935, quando la popolazione, già in calo, assommava ancora ad un migliaio di persone, possiamo sapere che in Magnano si trovavano 652 bovini, 35 equini, 56 suini, 25 caprini, 3 ovini. A fronte di 500 ettari di bosco (35 dei quali però erano a castagneto fruttifero) si trovavano circa 150 ettari di prato a pascolo. Si seminavano frumento, segale, granoturco. I vigneti coprivano 92 ettari di terreno, dai quali si produceva un vino di non grande qualità, che comunque soddisfaceva i bisogni locali (quando la grandine non devastava il raccolto...). Tra gli alberi da frutto venivano censiti meli, peri, noci, peschi e gelsi: si allevavano quindi i bachi da seta, che venivano venduti presumibilmente a Ivrea (nel 1895, per esempio, risultavano esserci 30 allevatori che producevano 400 chili di bozzoli). Non vengono menzionati i noccioli, che si suppone siano divenuti solo in anni più recenti una coltura significativa del luogo.

Tra fine Ottocento e fino al secondo dopoguerra del Novecento, le difficoltà economiche sempre crescenti delle famiglie, il richiamo delle industrie nascenti e l'emigrazione verso Nord e Sud America, Francia e Svizzera hanno determinato un vero e proprio fenomeno di spopolamento della regione. Negli ultimi anni anche il "trend" negativo dei residenti sembra essersi interrotto, se pur con molta lentezza: qualche nuovo abitante si aggiunge annualmente alla lista della popolazione residente.

Leggi tutto

Moncrivello

Il castello di Moncrivello, grazie alla sua posizione strategica, ebbe una storia talmente densa di avvenimenti e personaggi, che qui se ne fa solo un breve estratto dei fatti salienti. La sua origine risale verso il Mille e divenne una potente fortezza al centro delle contese tra Guelfi e Ghibellini.

Leggi tutto

Palazzo Canavese

Palazzo Canavese, Palass in piemontese, si estende su una superficie di 5,1 km² , si trova a 5 km dal Lago di Viverone ai piedi della collina morenica denominata "La Serra". Confina con i Comuni di Albiano d'Ivrea, Azeglio, Bollengo, Magnano e Piverone.

Leggi tutto

Forno di Peverano - Roppolo

Peverano - Frazione di Roppolo


In Frazione Pavarano, piccolo agglomerato di abitazioni al cui ingresso si può scorgere un dipinto recante l’iscrizione “Contea di Pavarano”, probabilmente costruito nel ‘300, epoca classica per i ricetti, data in passato la forma tipica di un piccolo ricetto.

Leggi tutto

Piverone

Il villaggio di Piverone è su un altopiano alto 297 metri sul versante meridionale della Serra, collina morenica di origine glaciale.

Leggi tutto

Roppolo

Posizionato nelle estreme propaggini orientali della collina morenica della Serra Morenica di Ivrea.
La parte meridionale del territorio comprende le zone semi-collinari di frazione Babbò, fino alle sole rive (non lo specchio d'acqua) del Lago di Viverone. 

Leggi tutto

Salussola

Il comune di Salussola si trova tra i confini occidentali della Pianura Padana e le ultime propaggini sud-orientali della collina della Serra d'Ivrea, sul lato biellese, ai confini sud-orientali della Riserva della Bessa e attraversato dal torrente Elvo.

Leggi tutto

Santhià

Santhià (Santià in piemontese) è un importante crocevia tra la provincia di Vercelli, la provincia di Biella e la città metropolitana di Torino. Terra di risaie e di acque, costituisce la naturale porta d'accesso per l'area del Lago di Viverone e della Serra Morenica d'Ivrea.

Leggi tutto

Settimo Rottaro

Il paese è situato sull'estremo confine del Canavese orientale, poco distante dal Lago di Viverone (già in Provincia di Biella), raggiungibile ad est dal paese di Azeglio. A sud confina invece con Cossano Canavese (TO), Borgo d'Ale e Alice Castello (VC), mentre a sud-ovest con Caravino.

Leggi tutto

Torrazzo

Le origini di Torrazzo (Torraccio, in dialetto Tòras ed anticamente Thurrias, che significa torre) sono antichissime, a partire dal nome di origine Celto-Ligure che evoca la presenza di un antico torrione posto a guardia della zona e poi incorporato nel campanile della chiesa.

Leggi tutto

Viverone

Viverone, ridente paese ai piedi della collina della Serra, si specchia nelle acque di un dolce lago

Leggi tutto

Zubiena

Sull´attuale territorio del Comune di Zubiena sorgevano nel Medioevo due comunità civili e religiose : una, oggi chiamata Villa , attorno alla Chiesa di San Nicolao , detta sempre di " Zubiena" e l´altra attorno alla Chiesa di S.Cassiano, chiamata "Blatino" , l´odierna Riviera di Zubiena.

Leggi tutto